Con gli occhi aperti

20 Giu

In questi mesi di preparazione più volte sono tornate in mente le parole di Walter Benjamin: “Veramente rivoluzionaria non è la propaganda delle idee… Veramente rivoluzionario è il segnale segreto dell’avvenire che parla dal gesto infantile…”. Un po’ formula magica, un po’ oracolo, la fulminante intuizione di Benjamin è forse una sorgente a cui ciclicamente il teatro ha bisogno di abbeverarsi, soprattutto nei momenti di crisi e di disorientamento. In questo Santarcangelo •13 si sono raccolti molti percorsi che guardano, o attraversano, il mondo dell’infanzia (ma anche dell’adolescenza). Strade che partono e si dirigono in direzioni differenti, come è naturale e sano che sia: ragazzini coinvolti sulla scena, con o senza adulti, bambini che hanno nutrito il per- corso creativo, o sono diventati il tema drammaturgico, o i naturali spettatori, o ascoltatori…
Esperienze diverse, ma mosse da un furore simile che spinge a una sorta di alleanza tra artisti e bambini, nel desiderio comune di voler capire e conoscere, di crescere e giocare. Forse è arrivato il tempo di ripensare agli elementi essenziali e necessari del teatro, di chiedersi tante volte “perché?”, di ricercare un teatro capace di mostrare la regola e la sregolatezza, che sappia dialogare con l’invisibile e il mistero, che sappia fuggire il già detto, il già visto, inventandosi strade nuove, “crudeltà” nuove; un teatro che sappia cogliere e guardare ed evocare il futuro che gli passa accanto.
Il festival di Santarcangelo è da sempre una delle “fonti” del teatro in Italia. Dare una linea a questo festival oggi vuol dire anche porsi una questione precisa: come riuscire a tener viva questa qualità così rara e vitale? Come fare a tenere in vita quel sistema di relazioni tra artisti, pubblico, critici, operatori che contribuisce a creare l’humus per far nascere qualcosa e dar forza alla radicalità? Si procede per tentativi di cui alla fine è impossibile prevedere gli sviluppi. Abbiamo cercato di intrecciare esperienze diverse, di guardare a una scena capace di esplorare i suoi confini e allo stesso tempo a un teatro critico sul proprio fare e sul mondo circostante. Un teatro che pone domande, che non si placa nelle rassicurazioni, che sono crescenti per ogni dove. Piuttosto un ragazzino con gli occhi aperti. La sua paura, madre di tutti i sentimenti, sia quella del tuffatore che guarda oltre l’orizzonte, ma che sa aprire gli occhi anche nelle profondità.

Rodolfo Sacchettini
condirettore artistico Santarcangelo •12 •13 •14
Festival Internazionale del Teatro in Piazza

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