Un atto d’amore e di futuro

20 Giu

Si fa un festival per costruire e difendere una visione di teatro e di mondo, e la visione di Santarcangelo •13 è fatta di singolarità irriducibili, di eccezioni, di identità diverse e inconciliabili. Presenze che insieme formano non una costellazione – non c’è disegno che possa unirle tutte – ma un intero cielo stellato, solcato da infinite traiettorie, fatto di densità e di rarefazioni, e anche di un’oscurità che travolge.
Il teatro che cerchiamo e che il festival dispiega è un’arte che intraprende processi di ricerca e di conoscenza del mondo investendosi per intero, che genera differenze di intensità e apre spazi a un possibile. La si pratica e la si incontra se si insegue la necessità, innocente e matura, di cambiare il mondo attraverso quello che si fa e che si pensa, con serietà e con leggerezza. Non chiediamo niente di meno che questo, agli artisti e al nostro lavoro comune, convinti che il mondo si cambia con i propri sì e i propri no, si cambia innamorandosi, difendendo qualcosa fino in fondo, giocando, occupandosi anche di ciò che è distante, ponendosi una domanda in più, curando i dettagli, costruendo relazioni in cui ci sia spazio per il dissenso.
Santarcangelo •13 è in questo senso uno spazio discorsivo, che come un rampicante cresce attorno ai lavori degli artisti e li mette in relazione, che crea luoghi e tempi per una convivialità possibile, cortocircuita centri e periferie, articola la domanda di bellezza della visione, la radicalità del pensiero, lo scatenamento della festa. Come gli artisti, anche il festival è un’unicità ed entra a contatto con il mondo facendosi uno con ciò che lo circonda, trasformandolo e trasformandosi, in una dinamica di intensificazione dell’incontro, una procedura di cattura e di fuga che contempla anche la resa a ciò che non si conosce e non si comprende. Tiene insieme le sue diversità, le sue contraddizioni, e restituisce un’immagine di mondo non pacificata ma splendidamente viva, consapevole del disastro che la circonda e però intatta.
Si fa un festival per costruire e difendere una visione, e lo si fa insieme a chi c’è e per chi ci sarà, e anche con chi non c’è o non c’è più, nelle tante forme dell’assenza. Si fa un festival ed è un modo per dialogare con la mancanza e con l’attesa. Un atto d’amore e di futuro, lanciato verso l’ignoto.

Silvia Bottiroli
direttrice artistica Santarcangelo •12 •13 •14
Festival Internazionale del Teatro in Piazza

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