Appunti dalla camminata

11 Lug

LETTERA DI VALERIO SIRNA
balenottera1

Dai sedili del treno intravedo i cartelli blu delle stazioni, i paesini e le colline che abbiamo attraversato, ripercorro all’indietro il nostro tragitto.

ventotto giugno Rosignano Solvay Le Macchie: tappa a casa di Primiana;

ventinove Le MacchieChianni: accampati nel campo da calcio;

trenta ChianniMattioli: accampati nello splendido uliveto scovato da Sara accanto la casa di Marziana;

primo luglio MattioliMontaione: tappa nella casa di riposo Villa Serena. Alcuni hanno dormito in terra, altri hanno montato le tende nel giardino;

due Montaione – Tresanti: tappa a casa di Adriana. Abbiamo dormito nella sala “tempio” della Danza sensibile;

tre Tresanti – San Casciano in Val di Pesa: accampati sulle rive di un torrente trovato da Simo;

quattro luglio San Casciano – Capannuccia: accampati dietro gli stand della festa del PD, nel pratone di Villa Mondeggi trovato da me, Elena e Davide;

cinque Capannuccia – Rignano sull’Arno: abbiamo dormito nella ludoteca in legno e con tante finestre;

sei Rignano sull’Arno – Pelago: nella palestra del paese e nel bel mezzo della sagra del tortello.

Io sono arrivato fin qui.
Poi la partenza, dolorosa.
La camminata ha preparato la settimana negli ulivi con Claude, che preparerà l’accampamento di Santarcangelo.
Sono nel flusso, siamo in un ciclo di ricerca e di esperienza. Tutto è collegato.

Vi scrivo.

Le liste mi permettono di rendere i ricordi di carne.

Solo con pochi di voi ho parlato della giornata in cui ho camminato da solo. Quando eravamo ancora a Castiglioncello uno degli ospiti delle Radure, Stefano, il marito di Cinzia Delorenzi, esperto camminatore, ci aveva salutati consigliandoci di affrontare una tappa del viaggio in solitudine.
Ho aspettato qualche tempo per prendere dimestichezza con le mappe, e poi l’ottavo giorno sono partito un po’ prima degli altri.

Nello zaino avevo:

la cartina in fotocopia divisa su tre fogli
la bussola
una bottiglia d’acqua
una mela e due susine gialle
la crema solare
il taccuino
un po’ di spago
l’armonica
un maglioncino di cotone
il tabacco.

Cosa non avevo:

il telefono cellulare
il GPS
una penna
un pasto abbondante
un punto di incontro chiaro con gli altri (questo perché partendo mi ero dimenticato di chiedere l’indirizzo del luogo in cui avremmo dormito, che sapevo essere, genericamente, una palestra di Rignano).

Ho impiegato sette ore per arrivare, percorrendo circa 22 km. Mi sono fermato spesso. A volte sono dovuto tornare sui miei passi.
Il mio obiettivo era ignorare le strade asfaltate, che comunque sono state inevitabili nella prima e nell’ultima mezz’ora.
Oltre all’uso della cartina e della bussola (non mi era mai capitato di utilizzare una bussola come se fosse una questione di vita o di morte: avevo davvero bisogno di sapere dove fosse l’est), la strategia fondamentale per orientarmi è stata chiedere informazioni in giro.

Ho chiesto alle persone di ricordare la loro geografia, di consigliarmi i sentieri della loro memoria, percorsi una volta, tanti anni fa, e ora, probabilmente, ricoperti di rovi.

Uno stalliere, colto mentre parlava a quei cavalli che erano più suoi che del loro giovane proprietario, dall’alto di un poggio mi indicava sapientemente una casa in lontananza e mi diceva di tenerla come riferimento, di andare in quella direzione.
Una signora anziana, mentre aspettava il suo turno dalla parrucchiera, mi consigliava di fare le strade “buone” e di lasciar perdere i sentieri, che tanto non ce n’erano più.

1° GIORNO

lucciole mentre percorrevamo i binari durante la prima camminata notturna

Il monaco benedettino non era originario del luogo e non sapeva consigliarmi scorciatoie nei boschi, ma solo la strada meno ripida.
I becchini, intenti nei loro affari, mi hanno seccamente indicato la prima a destra.

2° GIORNO

1 gatto bianco e nero
3 muli e 2 cavalli in mezzo agli alberi
1 cane marrone sul bacone di una signora che ce lo ha silenziosamente indicato col dito
Simo ha visto 4 caprioli e 2 cinghiali

3° GIORNO

4 labrador e 1 cane vecchio
1 pastore tedesco arrabbiato
1 pecora-cane e 1 agnello vicino al laghetto
1 poiana che volava sopra di noi mentre mangiavamo, all’ombra di un fico, la forma di formaggio rubata da Leo al ricevimento di americani chic
tanti piccoli pesci mentre attraversavamo il fiume Era e
1 biscia d’acqua che si nascondeva tra i sassi
1 gatto bianco nero grigio e marrone
1 coccinella leopardata sul dito di Fra
galline
1 colomba ferma in un campo con dietro 4 cani pastore
la Fecit ha visto 1 rana
Leo ha visto 2 vipere
formiche in fila
alcune mucche durante il “walking in a field of gold”
1 riccio cucciolo che Fra aveva scambiato per un topo e che quando lo accarezzavamo faceva finta di non esserci
1 lucciola mentre parlavamo a cena con una candela al centro

Una signora di settant’anni, vivacemente alla guida della sua macchinetta, mi ha dato un passaggio per mostrarmi la stradina che percorreva, quando ancora l’età glielo permetteva, per andare a fare le faccende nelle ville dei benestanti.
Più mi allontanavo dal paesino di provenienza e più quel nome suonava sconosciuto alle orecchie dei più giovani.
Una barista e il suo avventore si sono complimentati per la mia impresa. Anche un motociclista che faceva rally.

4° GIORNO

1 serpente grigio-blu con striature nere morto investito
ho sentito il grugnito di 1 cinghiale</em> tra i cespugli
speravo di avvistare 1 o 2 salamandre dagli occhiali, ma no
1 merlo mi ha girato intorno zompettando in quello spazio circolare e polveroso in cui davide aveva allestito il barbeque nella scavatrice

5° GIORNO

mentre guidavo ho visto 1 faina marrone e gialla morta sul ciglio della strada, e mi sono fermato a guardarla

Ho citofonato in casa delle persone perché non sapevo quale strada prendere al bivio.
Ho chiamato a gran voce una donna che stendeva il bucato sul terrazzo di una casa di campagna. Forse era indiana. Aveva grandi orecchini che ondeggiavano ai lati del collo; le spalle erano nude e forse anche i seni, ma io non potevo vederlo perché era coperta dal parapetto in muratura, secondo un calcolo prospettico perfetto. Non sapendo indicarmi la strada mi ha chiesto di aspettare qualche momento affinché potesse chiamare la padrona. È apparsa una donna alta, vestita di bianco, con in braccio un neonato avvolto in un panno bianco. Il suo volto contemporaneo però – capelli corti e occhiali con montatura vistosa – mi dispiaceva. Mi ha dato il permesso di attraversare la sua proprietà.
Un capocantiere innamorato del trekking mi ha regalato due bottiglie d’acqua, mi ha indicato un tragitto e mi ha sconsigliato di proseguire nel bosco senza conoscerlo.
Ovviamente sono passato per il bosco.

6° GIORNO

5 libellule: 1 nera, 1 marrone, 1 blu, 2 verdi. Avevano colori molto accesi, quasi metallizzati, e giocavano tra di loro
piccoli pesci in una zona riparata del torrente
rane che gracidano la notte e saltano in acqua quando ti avvicini per guardarle
farfalle bianche che svolazzano a coppie tra le erbette sulle rive del torrente

7° GIORNO

1 gatto piccolo
1 gatto rinsecchito che mi ha pisciato su una gamba perché non volevo dargli un pezzo del mio panino

Ho avuto la sensazione che camminando si allarghi il mondo.
Mi ripeto la parola “viandante”.

8° GIORNO

tantissime lucertole che si allontanano rapidissime dai tuoi piedi per nascondersi nella macchia. Non le vedi, senti solo il fruscio tra le foglie. Temo sempre che possa essere un serpente
2 cinghiali cuccioli: quello marrone è scappato subito, quello nero è rimasto a guardarmi per un po’. È stato bello

9° GIORNO

1 istrice morto investito
Manu ha fotografato 1 grande riccio e 1 serpente molto grosso morti sul ciglio della strada a pochi centimetri di distanza, forse a causa di un combattimento in cui il riccio ha ucciso il serpente dopo essere stato già avvelenato
1 coccinella arancione a pois bianchi che si è posata sulla mia maglietta mentre appunto queste cose
molti girini e alcuni piccoli pesci in un torrente dove abbiamo fatto il bagno
le 2 lumache di Daria, Ludovica e Genoveffa, liberate vicino al ruscello tra le foglie d’insalata

Mi piace intendere quella giornata come un rito di iniziazione: il ragazzo più giovane si allontana dal gruppo, e con le informazioni ricevute nel periodo trascorso insieme, trova il modo di non mettersi nei guai. Una prova del fuoco, un “ti lascio nel bosco, vediamo se riesci a tornare a casa”. Hänsel e Gretel che ritornano, dopo essersi scambiati le due metà di un sasso.
Concedetemi di esagerare nel gioco dell’attribuzione di significati.
Avevo bisogno di dimostrare a me stesso e al gruppo che so cavarmela da solo, e che lasciarsi guidare, senza tenere una copia della cartina in tasca, è una scelta, non l’unica via di scampo.

ho fatto amicizia con 1 barboncino bianco, molto simpatico, che per poco non abbandonava la casa del padrone per seguirmi

Non mi sono perso perché tutte le strade vanno bene. I sentieri sono tantissimi, molti di più di quelli segnati sulla mappa, e quello giusto era quello che preferivo. Al massimo si rischia di allungare, oppure di finire su uno stradone asfaltato.
Ad un certo punto arriva l’istinto, segui la direzione anche se è coperta dagli alberi e dal sottobosco. Guardi indietro e percepisci lo spazio percorso; guardi in avanti e programmi il corpo ad andare.

Il sentiero che collegava Troghi a Fontepetrini era stato dato per spacciato da tutti. Dopo averlo cercato a lungo nel punto in cui secondo le carte sarebbe dovuto essere finalmente, al limitare di un uliveto, è apparsa una stradina di ghiaia bianca, così stretta tra gli arbusti da dover mettere un piede davanti all’altro per camminare. Alcuni rami di rovo che avrebbero dato intralcio erano stati spezzati, e la recisione era fresca. Avrei voluto correre indietro a dire: “Quel sentiero c’è ancora, andate!, qualcuno in questi anni lo ha tenuto in vita!”.

Ecco.

Il cane nero di nome King si è trovato, senza saperlo, a tramandare il senso del camminare, a ravvivare sentieri già esistenti e ad abbozzarne altri quando non ne trovava – fisicamente, non metaforicamente -, nutrendo invisibilmente tutte le altre sue indagini artistiche.

Vi amo molto.

Buon proseguimento.
Valerio.

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