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Video #7 // Giorno #18 [ACCAMPAMENTO]

20 Lug

Video #6 // Giorno #13 [CAMMINO]

20 Lug

Epistolario #9 // La danza del sole

20 Lug

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LETTERA DI LAURA PANTE
Mi sono ritrovata raccoglitrice,
raccolgo sulla superficie della terra cose,
qualsiasi tipo di cose
sassi, pezzi di legno, fiori,
sassi che sembrano fossili, che sembrano cuori,
pezzi di rami che somigliano al volto di Nefertiti.

Due quadrifogli,
un soldatino di plastica su uno scoglio al mare,
un pezzo di metro bianco sempre di plastica che si ferma a cm 59,
un braccialetto di ottone davanti alla cassa del supermercato a Milano,
un depliant con dentro il listino della pizzeria “La Fata”.

[…] Celati, criticando Calvino, distingue una cattiva regressione, che pretende di recuperare il passato attraverso
“un ritorno alla sostanza originale dell’Uomo” e una regressione formale o razionale, intesa come “il
ritrovamento di un’alternativa alla storia, o meglio delle alternative alle scelte fatte dalla Storia, degli oggetti
scartati dalla storia”. Una tale archeologia, che concerne essenzialmente “il dimenticato” e il “silenzio”, non può
essere che una “scienza dei margini”, scienza di ciò che è rimasto “fuori della città, o sepolto nella città, dietro le
grandi facciate o sui lati oscuri delle prospettive”. Gli oggetti archeologici saranno allora “quegli oggetti di cui
non si possono cogliere le motivazioni interne che li hanno prodotti attraverso il loro vissuto specifico, gli oggetti
dimenticati, gli scarti inutilizzati e frammentari, ciò che è diventato illeggibile e fuori moda.
Dalla prefazione di Giorgio Agamben a Enzo Melandri, “La linea e il circolo. Studio logico filosofico sull’analogia”, Quodlibet, Macerata
2004, prima ed. il Mulino, 1968. Il testo citato fra virgolette è di Gianni Celati, “Il bazar archeologico”, Riga, 14, 1998.

Incroci.

Ci siamo incrociati d’estate,
all’ultimo momento,
quando il sole fissava la terra.
I nostri corpi e la terra secca,
l’apparire ginnico di una palestra
che mi ricordava l’architettura
di un luogo attorno al quale
ho riflettuto e studiato.
Sguardi di persone che non conoscevo,
come parole coerenti di un discorso che so.

Nous entrons dans l’avenir à reculons

Non so esattamente cosa sto scrivendo,
cosa voglio scrivervi,
sbaglio continuamente a battere i tasti sulla tastiera.
Ultimamente la mia dislessia
comincia a venire sempre più in superficie,
l’escamotage comincia a non funzionare più,
sto perdendo qualcosa,
l’influsso di un tempo
che non mi appartiene,
lentamente.

Incontrarvi è stato per me come leggere
una mappa rimasta chiusa in un cassetto,
certe cose le ricordavo,
certe altre sono andate a concatenarsi
in un nuovo tipo di costellazione,
molte cose hanno parlato
all’architettura letterale dalla quale provengo.

Abbiamo costruito una caverna nel campo.

Poi ho visitato molte grotte,
in Ungheria, in Garfagnana.

[…] L’uomo, nell’incontro col linguaggio, colla propria intima sirena, può scoprire che essa tace o non c’è, può
urtarsi al proprio silenzio essenziale. Proprio per far fronte a questo silenzio, Ulisse ha messo in opera i suoi
mezzi puerili. Forse, sebbene ciò sembri superiore all’intelligenza umana, egli si è ben accorto che le sirene
tacevano, e soltanto a guisa di scudo ha opposto ad esse e agli dei questa commedia.
Giorgio Agamben, “Sull’impossibilità di dire Io”, in Giorgio Agamben, “La potenza del pensiero. Saggi e conferenze”, Neri Pozza, Milano
2005.

Io adoro Furio Jesi in modo quasi puerile ed entusiastico!

[…] La macchina negativa che produce il nulla dal nulla, è la politica in cui viviamo, la forma del dominio
spettacolare che sta davanti ai nostri occhi. Essa isola e blocca il cuore di non-essere del linguaggio, fa del
silenzio delle sirene la sua più temibile arma, l’arcano di un nuovo potere che governa esibendo il suo vuoto.
Per questo il mistero che l’uomo ha istituito nel momento in cui è diventato parlante può essere sciolto soltanto
politicamente, se per politica s’intende vittoria sulle sirene, esposizione risolutiva del vuoto della macchina-Io,
iniziazione all’assenza di mistero dell’uomo.
A cura di Andrea Cavalletti, Furio Jesi, “Il tempo della festa”, Nottetempo, Roma 2013.

Forse non so scrivere molto ancora,
ma c’è in questo movimento che stiamo compiendo
qualcosa che parla di un essere in comune,
del gioco intensivo della presenza,
del lavoro del corpo,
dell’allenamento,
dell’ascolto del circostante
e del preesistente,
del territorio italiano,
del portare ad espressione,
della rappresentazione,
della non rappresentazione.
Qualcosa che prova a frequentare
lo spazio dell’analogia
dove le cose aderiscono le une alle altre
da distante,
dove le cose confliggono,
dove le cose misurano una differenza
e ne prendono coscienza.

C’è stato il temporale,
ho incontrato un uomo con la testa di piume,
ho visto una donna con un sorriso nuovo,
un cerchio e fuori dal cerchio
il pasto di un rapace.
Lo sguardo lontano,
la danza del sole.

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.
“Estate”, in Cesare Pavese, “Lavorare stanca”, Einaudi, Torino 2001, prima edizione 1936.
Devo uscire a stampare queste pagine
sullo schermo non riesco a leggere le parole con le dita,
ne approfitto per fare alcune fotocopie che voglio dare a Leo,
per stampare una cosa per Valerio,
la poesia di Pavese che ho citato
mi fa pensare ad Helene.
Preparo la valigia,
ci vediamo più tardi.
Laura

Epistolario #8 // Distacco

14 Lug

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LETTERA DI DARIA MENICHETTI

Perdersi ( di Franco la Cecla) 50 m dopo la partenza
Bestemmiare 5 minuti dopo la partenza perché ci si è già persi
Camminare sui binari alle una di notte, alle due
Perdersi a piedi e perdersi in macchina
Ordinare una pizza al barettino aperto alle 3 di notte
Arrivare da Primiana alle 4 di notte distrutti dopo avere fatto spettacolo e 4 ore di cammino
Camminare
Un passo
dopo l’altro
Destra sinistra destra
sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra destra sinistra …………………………………………………………………….
Il rumore dei passi sull’asfalto
sul breccino
sul fieno
sulle foglie secche
nella terra
nel fango
sulle pietre
nell’acqua
Gli uccellini
i grilli e le cicale
Il caldo
Il sudore
Un refolo di vento
L’ombra di un albero
Desiderare visceralmente l’ombra di un albero
Aspettare gli altri
Un bastone
un cane
una macchina che passa
guardare a terra
cercare a terra
guardare avanti
in salita ?….sconsigliato
una busta di plastica
devo fare pipì
mi aspettate?
Sciacallaggio di pezzettini di coccio colorati
Sciacallaggio ragazzi qui sciacallaggio!!!!!!
però si resta indietro…
Io e la Fecit che raccogliamo pezzettini
Giacomo e Davide che ci aspettano
Una fontanella
Tagliamo?
Facciamo un taglio!
I boschetti
Simo e i suoi boschetti
Simo che va a vedere se la strada è ok
Leo che sonda un’alternativa
Noi che rimaniamo indietro e spariamo una vagonata di cazzate
La Fecit e Battaglia che trovano la strada giusta ma vengono lo stesso cazziati da Leo a prescindere
I cori di Davide
I deliri di Davide
Le banane della Fecit
La frutta secca
Le banane fritte
Le due forme di formaggio rubate alla dimora d’epoca e mangiate un po’ più in là davanti ad un rudere
La disperazione della Fecit che non le può mangiare
L’autostop
Quanto manca?
Tra 5 km incontreremo un paesino….
Un’oretta
Pausina?
Davide:E io lo soooooooo….perchè non resto a casa….???!!!
Don Leo
Padre Valerio
Sara 1 km avanti a tutti nelle salite
(bofonchia: a me del camminare non me ne frega un cazzo fondamentalmente)
Io che impreco contro a chi mi ha perso il coltello che taglia bene le mele
Laterza e Zucchina
Laterza e la sua dieta
Laterza e la magliettina rossa sintetica della Quechua
imprecare contro la Quechua
Laterza che vestito così dice di sentirsi un deficiente
Laterza e la bottiglietta d’ acqua in mano
Laterza e le gallette
Laterza e il patè spalmato sulla galletta alla sagra del tortello Pelaghese
la Fecit con maglia e pantaloni lunghi bagnati
( perché così fanno i beduini nel deserto)
la Fecit e il cappello di paglia, lo zainetto verde con gli omini
e le scarpe della Leghissa(dopo che ha comprato nuove quelle da trekking)
la Fecit e l’arrosto di tacchino
la Fecit e i pezzettini di coccio per Poncetta
la Fecit che lava i pezzettini di coccio per il terrazzino di Poncetta
Poncetta a Londra
la Fecit e Battaglia
Battaglia(WE LOVE YOU)
Battaglia YOU ARE A PIECE OF US!
Le braccia magre di Battaglia
Battaglia che cerca di camminare come un maratoneta seguendo le indicazioni della Manu
Helene e le vesciche del 2° giorno
Helene che prova a mettersi una foglia nella scarpa per evitare l’insorgere della vescica
Helene chi lo avrebbe mai detto ? il primo autostop…del quale lei era assolutamente contraria!
Helene silenziosa
Helene che osserva
Helene che delicatamente smadonna in bretone
Helene e la sua molletta tra i capelli mossi vaporosi
Helene e il suo zainetto piccolo ed essenziale
Helene ed il suo coltellino giallo arrotolato in un pezzo di scottex
Helene e mezza mela e mezza banana per colazione
Helene che dorme fuori sull’amaca arancione
Helene ed il gelato alla liquirizia
Simo che si mangia 5 etti di formaggio fuori frigo da 3 giorni in mezzo ad un ruscelletto
Le lumache Genoveffa e Raffaella dentro una scatoletta di plastica tipo insalata di pollo
L’amico invisibile
La festa dell’unità di Rignano sull’Arno
Tentare di vincere un salame o un prosciutto alla pesca della festa dell’unità di Rignano sull’Arno
Helene che ruba un coltello che taglia bene le mele alla festa dell’unità (e me lo regala)
La grigliata di carne di Davide sulla pala di una ruspa
Aspettare che i pezzetti di pane appoggiati sulla ruspa si abbrustoliscano
La casa di riposo Villa Serena
I bagni della casa di riposo
Gli sms di Andrea Nanni
Gli sms della Bottiroli
Le tagliatelle al capriolo
L’ultimo pezzo di bistecca per Valerio….. e la cofana di tortellini al ragù
LA MEZZA TAPPA
10 ore di cammino…
la frutta e le gallette per la Fecit
il tonno e i fagioli
le lenticchie
pasta e ceci
la pasta integrale per la Fecit
…(ma integrale per me è peggio perché c’è più glutine( e 100))
la Fra
la Fra e Viola
Viola in camminata con noi che smanetta con la go pro
la go pro
calciare una pallina da tennis davanti alla go pro
tentare di riprendere girini sottacqua con la go pro
i trailer
ma non è un trailer!
No ma va bene… è che bisogna specificare che non è un trailer!
L’occhio esterno
Però ce ne vorrebbe anche uno da dentro casso!!!!!!!ma non posso fare tutto io casso!!!ci vuol tempo casso…
CAT POWER
Davide che racconta che una volta si è trovato a fare l’amore con una cassa pensando di farlo con Cat Power
montare le tende
preparare la cena
chi va in macchina oggi?
Mi raccomando max 40 all’ora
C’è la bombola del gas dietro e la macchina è strapiena
Allora domattina si parte alle 8
………..seeeeee!
carichiamo la macchina
i materassini?
Le stecche della tenda rotte
I boschetti…
Le strade bianche
Gli itinerari del CAI
Seguire i segni rossi e bianchi dell’itinerario del CAI
Perdere il GPS
Cazzo
PANICO
Il GPS!!!!!
Tranquillo Simo ora ti chiamiamo e tu vai a vedere dov’è
Il premietto da mangiare una volta che si è ritrovato il GPS
Non avere la minima speranza di potersi mangiare il premietto (perchè vorrebbe dire aver ritrovato il GPS)
L’amico invisibile che ti porta la colazione
I gusci di lumaca
I pantaloni viola della Manu
Il passo veloce e determinato della Manu
La Manu che mi guarda inclinando la testa per cercare di capire cosa sto dicendo
Io, la Manu ed Helene la mattina presto che facciamo colazione
La bombola del gas
Le tende bagnate
L’acqua potabile
L’INCULATA dell’acqua non potabile a Fontesanta
I fossili
I presunti fossili
I fossili bufala
Le mozzarelle in macchina per 5 giorni
La ludoteca
Cercare qualcosa da rubare alla ludoteca
Dormire sul terrazzo della ludoteca
Primiana
Marziana
Giuliana
Adriana
Attraversare un campo da golf
Provare le brezza di fare un 4 zampe sul pratino del campo da golf
Rubare le palline da golf
Rubare ai ricchi per sfamare noi
Le marmellate di Adriana
Il gelato di Adriana
La teoria dei gran mischioni di Adriana
Tidoni:Io non riesco a sentirlo il fico o
O io non lo sento il sapore di fico casso!
Il bagno in piscina dopo 20 km di camminata
Le brioche per colazione
L’omicidio nel bosco
I presunti Killer
Il roscetto in motorino sospettato di essere l’assasino
Prendersela tranquilla perché oggi…non c’è il capo….!
Arrivare sfiniti alle 21.30 il giorno che doveva essere una “Mezza Tappa”
Una paginetta
Tre paginette
Due paginette e mezza
La teoria delle paginette
Impossibilità di stabilire un kilometraggio giornaliero ne a priori ne a posteriori
La signora della bottega alimentari che ci lascia 50 euro per comprarci da mangiare
Il paese inesistente comperato dai tedeschi
La festa in piazza
due bambine che danzano in piazza
noi che danziamo con le due bimbe spostando le sedie e facendo ruote in piazza
la Fra che ci riprende
la bimba timida che danza solo dietro la tenda
lo spettacolo con i fuochi e la bimba disinibita nello spettacolo
un cubino, una birretta, un salamino
5 cubini…
il vino rosso
il numero di strasse
il telefono di strasse
telefonare alla Fra
mandare sms alla Fra
aspettare la Fra sotto un sottopasso in costruzione
la Fra che si tira su i pantaloni e si sposta il ciuffo dietro la telecamera sotto il sottopasso
la Fra dietro la telecamera dentro la macchina che ci passa vicino mentre noi camminiamo
fare finta che la telecamera/Fra non esiste
un cane nero
un gallo che si impunta e ci sbarra la strada
le capre con le mammelle giganti
il caprone
le mucche bianche che ci guardano
il tentativo di far fare un cambio di direzione alle mucche
il branco di pecore il cane da pastore e lo stormo di uccelli bianchi
e Leo che afferma: ragazzi, vedete come bisognerebbe lavorare lo spazio?!!!
scavalcare un cancello di un terreno privato per poi scoprire che non è quella la strada tornare indietro e riscavalcarlo
smadonnare /delirare/cantare
cercare di cantare timidamente insieme a Davide una canzone inventata da lui per non farlo sentire solo
aprirsi la strada con il bastone
Leo ,Vale e Simo e che creano sentieri inesistenti falciando rami ed erba con il bastone
Sara che sbatte il bastone sui ramoscelli al bordo della strada…(gesto inutile ma significativo)
Vale che prende a calci i paletti segnaletici a bordo strada imprecando INUTILI!INUTILI!
Vale che si fa la giornata di camminata da solo
Noi altri che pensiamo che di sicuro si sarà strafogato di capriolo in un’osteria lungo la strada
Vale che reclama una democratica condivisione delle cartine perché è frustrante seguire solo il “capo” e non sapere minimamente dove si sta andando
Vale solo in mezzo ad un campo pieno di buche con me e la Manu che gli diciamo: quanto sei bello Vale li!
Rimanere senza acqua
Chiedere acqua ai signori delle case lungo il cammino
Il sardo che chiede: chi siete? Chi cercate?chi vi ha detto?
i 2 cani abbandonati
fermare la macchina dei padroni dei due cani abbandonati e chiedergli se hanno effettivamente abbandonato i cani
fare spesa alla coop
fare la fattura
fare benzina
le chiavi della macchina perse nel campo da calcio di notte
L’acqua con il limone dentro
Una gelateria = un miraggio
Un supermercato=WOW!!
Un cinghiale
Un cerbiatto
Uno scarrafone attaccato al foulard della Fecit
La Fecit che commenta il suo cognome
Una lucertola che attraversa la strada
Un serpente morto spiaccicato sull’asfalto
La Fecit che descrive una vipera
(occhi allungati/sopracciglia all’insù/corpo snello e coda schiacciata/un corno….)
io che commento: pare una Geisha!
Non avere l’antivipera
Rendersi conto che tanto non serve a un cazzo
Applaudire in mezzo al campo assolato per scacciare le vipere
Sbattere a terra il bastone per scacciare le vipere(pare che siano sensibili alle vibrazioni dice Helene)
Il rumore della (lucertola?/vipera?) che scappa tra l’erba
Il frutto rosso a bordo strada cibo delle vipere (teoria di Elena)
Il campo di ulivi e Marziana
Le cagate nel campo di ulivi
Laterza: Ragazzi un tòpo!
Valerio:No! È un ricetto piccolo piccolo!!!!!!!!!!!!!!!!!
Il baretto prima del campo degli ulivi
Tidoni intrappolato in macchina tra Padre Valerio e la Fecit
(io non capisco…non volevo andare in macchina!!!!…non ho aperto bocca tutto il giorno… e la Fecit che mi faceva le carezzine…)
i biscotti al grano saraceno e zucchero di canna della coop confezione grande per colazione
la spazza
quanto manca?
…Un’oretta…
i compeed della Manu
Leo che compra i compeed e nel giro di 5 minuti ne ha già fatti fuori 5 su una scatola da 7 che costa 10 euro…
Una goccia di pioggia
Io che mi metto lo scafandro per affrontare il temporale inesistente
Bagnarsi la testa
I tatuaggi di Laterza
Il serpente tatuato sul braccio di Sara
La Leghissa in reggiseno con la maglietta tipo turbante in testa
La Leghissa che smanetta con il telefono cercando disperatamente di contattare il commercialista
La Leghissa che dovunque è possibile si sdraia a terra a prendere il sole
Un albero di pere
Mangiare le pere ancora acerbe dell’albero di pere
Collassare sotto un albero dopo il pranzo
L’arte di trovare sempre un modo per allungare la strada
Leo che prepara la zuppa
Leo pensieroso
Leo che vorrebbe fare una riunione ma prende atto che siamo già riuniti al di là di qualsiasi volontà di fare una riunione
I sandali da trekking di Leo
I piedi grandi di Leo
Il passo di leo
L’oscillazione del corpo alto di Leo
Pensare al 28 giugno
Pensare al 17 luglio
Il blog
Le foto di Fabio
I cieli delle foto di Fabio
I regalini degli amici invisibili lasciati qua e la
Cercare disperatamente di non farti sgamare mentre lasci il regalino al tuo amico
Accorgersi tardi che domani bisogna andare via
Sentire di non avere nessuna voglia di andare via
Ricordarsi il perché bisognava andarsene ad un certo punto
Tristezza
Scegliere se andare o restare fino all’ultimo minuto
Andarsene dicendosi: ma che cazzata ho fatto?
Arrivare altrove in mezzo ad altra gente e sentirsi soli
Cercare di trovare un filo di connessione con chi è rimasto a camminare
Essere altrove ed essere con chi è rimasto a camminare CONTEMPORANEAMENTE
Cercare di portare avanti “qualcosa”da soli non vedendo l’ora di riversarlo a tutto il gruppo
Un campo di ulivi arato
Quasi finto
Troppo comodo
Niente rovi, niente serpenti niente pitoni
Essere in difficoltà nello scegliere di dormire su di un letto in una camera…e quindi optare per la soluzione più spartana materasso a terra su di un soppalco con altre tre persone
Provare imbarazzo nei confronti di chi ti dice che prende la macchina per arrivare al cancello di casa nostra per fare una telefonata
Sentirsi straniati dentro una macchina che va a 80 all’ora
Continuare a raccogliere pezzettini per terra
Ringraziare il signore perché anche qui ci sono cicale, grilli, lucciole, alberi, terra,farfalle,lucertole, zecche,lumache, volpi, pecore, cani,zanzare
Integrarsi altrove
Mantenere il filo
Lasciar depositare
Ricordare
Rievocare
Pensarvi
Aspettare lunedì
Sentire di volere un casino di bene a tutti e a tutto questo tutto più grande creato insieme oltre noi.

A presto raga

Daria

Epistolario #7 // Appunti dalla camminata

14 Lug

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LETTERA DI VALERIO SIRNA

Dai sedili del treno intravedo i cartelli blu delle stazioni, i paesini e le colline che abbiamo attraversato, ripercorro all’indietro il nostro tragitto.
ventotto giugno Rosignano Solvay – Le Macchie: tappa a casa di Primiana;
ventinove Le Macchie – Chianni: accampati nel campo da calcio;
trenta Chianni – Mattioli: accampati nello splendido uliveto scovato da Sara accanto la casa di Marziana;
primo luglio Mattioli – Montaione: tappa nella casa di riposo Villa Serena. Alcuni hanno dormito in terra, altri hanno montato le tende nel giardino;
due Montaione – Tresanti: tappa a casa di Adriana. Abbiamo dormito nella sala “tempio” della Danza sensibile;
tre Tresanti – San Casciano in Val di Pesa: accampati sulle rive di un torrente trovato da Simo;
quattro luglio San Casciano – Capannuccia: accampati dietro gli stand della festa del PD, nel pratone di Villa Mondeggi trovato da me, Elena e Davide;
cinque Capannuccia – Rignano sull’Arno: abbiamo dormito nella ludoteca in legno e con tante finestre;
sei Rignano sull’Arno – Pelago: nella palestra del paese e nel bel mezzo della sagra del tortello.

Io sono arrivato fin qui.
Poi la partenza, dolorosa.
La camminata ha preparato la settimana negli ulivi con Claude, che preparerà l’accampamento di Santarcangelo.
Sono nel flusso, siamo in un ciclo di ricerca e di esperienza. Tutto è collegato.
Vi scrivo.
Le liste mi permettono di rendere i ricordi di carne.
Solo con pochi di voi ho parlato della giornata in cui ho camminato da solo. Quando eravamo ancora a Castiglioncello uno degli ospiti delle Radure, Stefano, il marito di Cinzia Delorenzi, esperto camminatore, ci aveva salutati consigliandoci di affrontare una tappa del viaggio in solitudine.
Ho aspettato qualche tempo per prendere dimestichezza con le mappe, e poi l’ottavo giorno sono partito un po’ prima degli altri.

Nello zaino avevo:
•la cartina in fotocopia divisa su tre fogli
•la bussola
•una bottiglia d’acqua
•una mela e due susine gialle
•la crema solare
•il taccuino
•un po’ di spago
•l’armonica
•un maglioncino di cotone
•il tabacco.

Cosa non avevo:
•il telefono cellulare
•il GPS
•una penna
•un pasto abbondante
•un punto di incontro chiaro con gli altri (questo perché partendo mi ero dimenticato di chiedere l’indirizzo del luogo in cui avremmo dormito, che sapevo essere, genericamente, una palestra di Rignano).

Ho impiegato sette ore per arrivare, percorrendo circa 22 km. Mi sono fermato spesso. A volte sono dovuto tornare sui miei passi.
Il mio obiettivo era ignorare le strade asfaltate, che comunque sono state inevitabili nella prima e nell’ultima mezz’ora.
Oltre all’uso della cartina e della bussola (non mi era mai capitato di utilizzare una bussola come se fosse una questione di vita o di morte: avevo davvero bisogno di sapere dove fosse l’est), la strategia fondamentale per orientarmi è stata chiedere informazioni in giro.
Ho chiesto alle persone di ricordare la loro geografia, di consigliarmi i sentieri della loro memoria, percorsi una volta, tanti anni fa, e ora, probabilmente, ricoperti di rovi.
Uno stalliere, colto mentre parlava a quei cavalli che erano più suoi che del loro giovane proprietario, dall’alto di un poggio mi indicava sapientemente una casa in lontananza e mi diceva di tenerla come riferimento, di andare in quella direzione.
Una signora anziana, mentre aspettava il suo turno dalla parrucchiera, mi consigliava di fare le strade “buone” e di lasciar perdere i sentieri, che tanto non ce n’erano più.
1° GIORNO
lucciole mentre percorrevamo i binari durante la prima camminata notturna
Il monaco benedettino non era originario del luogo e non sapeva consigliarmi scorciatoie nei boschi, ma solo la strada meno ripida.
I becchini, intenti nei loro affari, mi hanno seccamente indicato la prima a destra.

2° GIORNO
1 gatto bianco e nero
3 muli e 2 cavalli in mezzo agli alberi
1 cane marrone sul bacone di una signora che ce lo ha silenziosamente indicato col dito
Simo ha visto 4 caprioli e 2 cinghiali

3° GIORNO
4 labrador e 1 cane vecchio
1 pastore tedesco arrabbiato
1 pecora-cane e 1 agnello vicino al laghetto
1 poiana che volava sopra di noi mentre mangiavamo, all’ombra di un fico, la forma di formaggio rubata da Leo al ricevimento di americani chic
tanti piccoli pesci mentre attraversavamo il fiume Era e
1 biscia d’acqua che si nascondeva tra i sassi
1 gatto bianco nero grigio e marrone
1 coccinella leopardata sul dito di Fra
galline
1 colomba ferma in un campo con dietro 4 cani pastore
la Fecit ha visto 1 rana
Leo ha visto 2 vipere
formiche in fila
alcune mucche durante il “walking in a field of gold”
1 riccio cucciolo che Fra aveva scambiato per un topo e che quando lo accarezzavamo faceva finta di non esserci
1 lucciola mentre parlavamo a cena con una candela al centro

Una signora di settant’anni, vivacemente alla guida della sua macchinetta, mi ha dato un passaggio per mostrarmi la stradina che percorreva, quando ancora l’età glielo permetteva, per andare a fare le faccende nelle ville dei benestanti.
Più mi allontanavo dal paesino di provenienza e più quel nome suonava sconosciuto alle orecchie dei più giovani.
Una barista e il suo avventore si sono complimentati per la mia impresa. Anche un motociclista che faceva rally.
4° GIORNO
1 serpente grigio-blu con striature nere morto investito
ho sentito il grugnito di 1 cinghiale tra i cespugli
speravo di avvistare 1 o 2 salamandre dagli occhiali, ma no
1 merlo mi ha girato intorno zompettando in quello spazio circolare e polveroso in cui davide aveva allestito il barbeque nella scavatrice

5° GIORNO
mentre guidavo ho visto 1 faina marrone e gialla morta sul ciglio della strada, e mi sono fermato a guardarla

Ho citofonato in casa delle persone perché non sapevo quale strada prendere al bivio.
Ho chiamato a gran voce una donna che stendeva il bucato sul terrazzo di una casa di campagna. Forse era indiana. Aveva grandi orecchini che ondeggiavano ai lati del collo; le spalle erano nude e forse anche i seni, ma io non potevo vederlo perché era coperta dal parapetto in muratura, secondo un calcolo prospettico perfetto. Non sapendo indicarmi la strada mi ha chiesto di aspettare qualche momento affinché potesse chiamare la padrona. È apparsa una donna alta, vestita di bianco, con in braccio un neonato avvolto in un panno bianco. Il suo volto contemporaneo però – capelli corti e occhiali con montatura vistosa – mi dispiaceva. Mi ha dato il permesso di attraversare la sua proprietà.
Un capocantiere innamorato del trekking mi ha regalato due bottiglie d’acqua, mi ha indicato un tragitto e mi ha sconsigliato di proseguire nel bosco senza conoscerlo.
Ovviamente sono passato per il bosco.
6° GIORNO
5 libellule: 1 nera, 1 marrone, 1 blu, 2 verdi. Avevano colori molto accesi, quasi metallizzati, e giocavano tra di loro
piccoli pesci in una zona riparata del torrente
rane che gracidano la notte e saltano in acqua quando ti avvicini per guardarle
farfalle bianche che svolazzano a coppie tra le erbette sulle rive del torrente

7° GIORNO
1 gatto piccolo
1 gatto rinsecchito che mi ha pisciato su una gamba perché non volevo dargli un pezzo del mio panino

Ho avuto la sensazione che camminando si allarghi il mondo.
Mi ripeto la parola “viandante”.
8° GIORNO
tantissime lucertole che si allontanano rapidissime dai tuoi piedi per nascondersi nella macchia. Non le vedi, senti solo il fruscio tra le foglie. Temo sempre che possa essere un serpente
2 cinghiali cuccioli: quello marrone è scappato subito, quello nero è rimasto a guardarmi per un po’. È stato bello

9° GIORNO
1 istrice morto investito
Manu ha fotografato 1 grande riccio e 1 serpente molto grosso morti sul ciglio della strada a pochi centimetri di distanza, forse a causa di un combattimento in cui il riccio ha ucciso il serpente dopo essere stato già avvelenato
1 coccinella arancione a pois bianchi che si è posata sulla mia maglietta mentre appunto queste cose
molti girini e alcuni piccoli pesci in un torrente dove abbiamo fatto il bagno
le 2 lumache di Daria, Ludovica e Genoveffa, liberate vicino al ruscello tra le foglie d’insalata
Mi piace intendere quella giornata come un rito di iniziazione: il ragazzo più giovane si allontana dal gruppo, e con le informazioni ricevute nel periodo trascorso insieme, trova il modo di non mettersi nei guai. Una prova del fuoco, un “ti lascio nel bosco, vediamo se riesci a tornare a casa”. Hänsel e Gretel che ritornano, dopo essersi scambiati le due metà di un sasso.
Concedetemi di esagerare nel gioco dell’attribuzione di significati.
Avevo bisogno di dimostrare a me stesso e al gruppo che so cavarmela da solo, e che lasciarsi guidare, senza tenere una copia della cartina in tasca, è una scelta, non l’unica via di scampo.

ho fatto amicizia con 1 barboncino bianco, molto simpatico, che per poco non abbandonava la casa del padrone per seguirmi

Non mi sono perso perché tutte le strade vanno bene. I sentieri sono tantissimi, molti di più di quelli segnati sulla mappa, e quello giusto era quello che preferivo. Al massimo si rischia di allungare, oppure di finire su uno stradone asfaltato.
Ad un certo punto arriva l’istinto, segui la direzione anche se è coperta dagli alberi e dal sottobosco. Guardi indietro e percepisci lo spazio percorso; guardi in avanti e programmi il corpo ad andare.
Il sentiero che collegava Troghi a Fontepetrini era stato dato per spacciato da tutti. Dopo averlo cercato a lungo nel punto in cui secondo le carte sarebbe dovuto essere finalmente, al limitare di un uliveto, è apparsa una stradina di ghiaia bianca, così stretta tra gli arbusti da dover mettere un piede davanti all’altro per camminare. Alcuni rami di rovo che avrebbero dato intralcio erano stati spezzati, e la recisione era fresca. Avrei voluto correre indietro a dire: “Quel sentiero c’è ancora, andate!, qualcuno in questi anni lo ha tenuto in vita!”.
Ecco.
Il cane nero di nome King si è trovato, senza saperlo, a tramandare il senso del camminare, a ravvivare sentieri già esistenti e ad abbozzarne altri quando non ne trovava – fisicamente, non metaforicamente -, nutrendo invisibilmente tutte le altre sue indagini artistiche.

Vi amo molto.

Buon proseguimento.
Valerio.

KING [ CAMMINO ] – GIORNONOVE / Rignano sull’Arno_Pelago (FI)

10 Lug